Il calcestruzzo preconfezionato (1,2) è incentrato su tre attrezzature particolari:
Il premiscelatore (Fig.1.1), che è situato nella centrale di betonaggio, ha la funzione di mescolare a umido gli ingredienti prima che siano introdotti in autobetoniera con l’obiettivo di ottenere un impasto ben amalgamato, uniforme, privo di segregazione e bleeding ancorché fluido come un calcestruzzo autocompattante. Inoltre, questo calcestruzzo è più prestazionale del corrispondente calcestruzzo fresco mescolato introducendo gli ingredienti direttamente in autobetoniera.
Un calcestruzzo preconfezionato dotato di premiscelatore presenta due vantaggi:

Fig. 1.1 – Vista di un edificio entro il quale è allocato il premiscelatore mentre alimenta due autobetoniere
L’autobetoniera (Fig.1.2) è un carro mobile attrezzato con un contenitore (noto come “botte”) di una capacità di circa 10 m3 per il trasporto del calcestruzzo fresco dalla centrale di betonaggio al cantiere. Durante il tragitto la “botte” ruota lentamente per evitare la segregazione del calcestruzzo.
In molti impianti, purtroppo, il premiscelatore è assente e gli ingredienti sono introdotti direttamente in autobetoniera dove sono miscelati ad alta velocità: la costanza e le prestazioni del calcestruzzo sono molto inferiori rispetto a quelle conseguite se gli ingredienti sono introdotti a umido dopo averli mescolati ad alta velocità in un premiscelatore (§ 1.1).

Dall’autobetoniera il calcestruzzo alimenta il sito da costruire in due modi:

Fig 1.3 Getto in caduta libera del calcestruzzo dall’autobetoniera
La pompa è un elemento indispensabile quando dall’autobetoniera non è possibile gettare il calcestruzzo direttamente nel sito in costruzione. In questo caso è necessario che l’autobetoniera sia collegata con il sito dove occorre gettare il calcestruzzo mediante una pompa. La Fig.1.4 mostra il getto mediante pompaggio in un sito inaccessibile all’autobetoniera.

Fig. 1.4-Getto mediante pompaggio in sito non raggiungibile dall’autobetoniera (per gentile concessione di Heidelberg Materials Calcestruzzi)
Secondo alcune fonti il primo impianto di calcestruzzo preconfezionato fu costruito nel 1913 in USA a Baltimora. Nel 1929 c’erano oltre 100 impianti che operavano in USA.
L’industria del calcestruzzo preconfezionato non si espanse significativamente fino agli anni 1960, e crebbe significativamente solo da allora. In Italia il calcestruzzo preconfezionato fu introdotto dall’imprenditore Ferruzzi di Ravenna con il nome di Calcestruzzi Spa alla fine degli anni 1950 e fu ceduta al gruppo Italcementi nel 1997. Oggi esistono cica 400 impianti di calcestruzzo preconfezionato prodotto da società associate all’ATECAP (Tabella 1).
Tabella 1 Impianti di calcestruzzo preconfezionato di società iscritte all’ATECAP*
| RAGIONE SOCIALE | IMPIANTI |
| A.CE.MA.T. S.R.L. | 1 |
| BASTIAN CALCESTRUZZI S.R.L. | 1 |
| BETON LANA S.R.L. | 1 |
| BETONCAVE S.R.L. | 1 |
| BETONCIFALDI S.R.L. | 1 |
| BETONFAS S.R.L. | 1 |
| BETONROSSI S.P.A. | 35 |
| BIESSE 2000 S.R.L. | 1 |
| BLANCO ORAZIO CALCESTRUZZI S.R.L. | 1 |
| CALCESTRUZZI DELLA VAL ROJA S.R.L. | 1 |
| CALCESTRUZZI ERBESI S.R.L. | 1 |
| CALCESTRUZZI FIORENTINI S.R.L. | 9 |
| CALCESTRUZZI LARIO 80 S.P.A. (DELEGA) | 1 |
| CALCESTRUZZI S.P.A. | 102 |
| CAVA SAN BERNARDINO S.R.L. | 1 |
| CAVIR CALCESTRUZZI S.R.L. | 1 |
| COLABETON S.P.A. | 77 |
| CONGLOBIX S.N.C. | 1 |
| COOPERATIVA TRASPORTI IMOLA SCRL | 1 |
| CORONA CALCESTRUZZI S.R.L. | 1 |
| CONCRETE ITALIA SRL | 10 |
| CRUCITTI GROUP S.R.L. | 1 |
| EFFE 5 COSTRUZIONI S.R.L. | 1 |
| ES.CAL. S.R.L. | 1 |
| F.LLI CHERCHI S.R.L. | 1 |
| F.LLI DE PRA S.P.A. | 4 |
| FRATELLI MAZZA S.R.L. | 1 |
| FRIULANA CALCESTRUZZI S.P.A. | 5 |
| GRUPPO GATTI S.P.A. | 7 |
| GUIDO RUGGIU S.R.L. | 1 |
| HOLCIM AGGREGATI CALCESTRUZZI S.R.L. | 9 |
| I.C.E.A. S.R.L. DEI F.LLI DI FEDE | 1 |
| IMPRESA OLIVOTTO S.R.L. | 1 |
| IMPRESE PESENTI S.R.L. | 2 |
| INERTI E CALCESTRUZZI S.R.L. (DELEGA) | 1 |
| INERTI VALFINO S.R.L. | 1 |
| ITALCAVE S.R.L. | 1 |
| LA GARIGLIANO S.R.L. | 1 |
| LATINA BETON S.R.L. | 1 |
| LUCIANI S.P.A. (DELEGA) | 3 |
| LUIGI METELLI S.P.A. | 1 |
| MAGESTE SRL | 1 |
| MASSANO AURELIO CALCESTRUZZI S.R.L. | 1 |
| MASTERBETON S.R.L. | 1 |
| MAZZOCCO ROMOLO S.R.L. | 1 |
| OEMME CALCESTRUZZI S.R.L. | 1 |
| PANARESE CALCESTRUZZI S.A.S. | 1 |
| S.A.E.G.A. S.P.A. | 1 |
| S.A.I.S.E.F. S.P.A. | 1 |
| SALICE CALCESTRUZZI S.R.L. | 1 |
| STROPPIANA S.P.A. | 1 |
| SUPERBETON S.P.A. | 10 |
| TOMATIS GIACOMO S.R.L. | 1 |
| UNIBETON & SERVICES S.R.L. | 2 |
| UNICAL S.P.A. | 105 |
*Fonte ATECAP
Si stima che il calcestruzzo preconfezionato rappresenti circa l’80% della produzione totale in Italia. Nelle centrali di betonaggio si mescolano determinate quantità di ghiaia, sabbia, acqua e cemento in base alle proprietà richieste dal progettista.
Il calcestruzzo preconfezionato è spesso impiegato al posto di altri materiali per il minor costo specialmente in costruzioni di grandi dimensioni, come i ponti ed altre strutture socialmente importanti. Il calcestruzzo preconfezionato è impiegato dove la produzione del calcestruzzo non può avvenire in sito. L’’impiego del calcestruzzo preconfezionato comporta che il prodotto sia consegnato a richiesta in forma finita, nella quantità specifica e in accordo alle prestazioni stabilite.
Le prestazioni del calcestruzzo preconfezionato possono essere modificate mediante l’impiego di additivi chimici. L’impiego di additivi richiede una precisione nel loro dosaggio che comporta l’adozione di apparecchiature di laboratorio e di dosaggio nella centrale di betonaggio. Gli additivi possono essere impiegati per ridurre la richiesta di acqua di impasto, per inglobare microbolle d’aria al fine di incrementare la resistenza ai cicli di gelo-disgelo, o anche per produrre calcestruzzi autocompattanti (3).
Nel caso di un trasporto molto lungo tra la centrale di betonaggio e il sito dove gettare il calcestruzzo esiste il problema della perdita di lavorabilità soprattutto in climi caldi. In questi casi, si può ovviare a questo inconveniente impiegando il prodotto SLCA acronimo inglese di Slump Loss Controlling Agent (4).Nel caso di un trasporto nel traffico congestionato delle grandi città si può arrivare a posizionare la centrale di betonaggio accanto al sito dove si costruisce come è avvenuto nella costruzione del MAXXI a Roma (§ 1.0, Articolo 4).Questa scelta deve,però,essere economicamente avvalorata dal tempo impiegato nella esecuzione della costruzione che deve essere almeno 2-3 anni.
(1) SHELLY COMPANY, “The Shelly Company, pp.1,17, (2014).
(2) ARTHUR MICHAEL, “Concrete”, pg. 2, (2004).
(3) MARIO COLLEPARDI, SILVIA COLLEPARDI, ROBERTO TROLI, “Il Nuovo Calcestruzzo”, Settima Edizione, Edizioni TREVISOSTAMPA, pp. 233, 259, (2022).
(4) MARIO COLLEPARDI, SILVIA COLLEPARDI, ROBERTO TROLI, “Il Nuovo Calcestruzzo”, Settima Edizione, Edizioni TREVISOSTAMPA, pg.254, (2022).
Mario Collepardi si è laureato in Chimica Industriale con il massimo dei voti nell’Università La Sapienza di Roma. Nel 2007 ad Atlanta (USA) è stato nominato Honorary Member of the American Concrete Institute. Nel 2017 a Bergamo è stato nominato Socio Onorario dell’AICAP. Dal 1969 al 2004 ha insegnato Scienza e Tecnologia dei Materiali nelle Facoltà di Ingegneria delle Università di Cagliari, di Roma La Sapienza, di Ancona oltre che al Politecnico di Milano. È autore di oltre 400 pubblicazioni e di una decina di libri sul calcestruzzo pubblicati in italiano, inglese, cinese e ceco. Nel 1997 a Roma il Consiglio delle Ricerche del Canada e l’American Concrete Institute hanno organizzato in suo onore il “MARIO COLLEPARDI SYMPOSIUM”.
Silvia Collepardi si è laureata a Padova in Ingegneria Civile ed è Amministratore della EN.CO di Villorba (TV) dove è anche direttrice del Laboratorio Ufficiale per le prove sui materiali da Costruzione. È autrice di numerosi articoli e di alcuni libri sul calcestruzzo pubblicati in italiano, inglese e cinese. Nel 2015 ad Ottawa (Canada) Silvia Collepardi ha ricevuto l’Award dall’American Concrete Institute per i “significativi e costanti contributi nella vasta area della tecnologia del calcestruzzo e per la certificazione dei materiali per il loro impiego nel calcestruzzo”.
Roberto Troli si è laureato ad Ancona in Ingegneria Civile con il massimo dei voti e lode. Roberto Troli ha lavorato nella EN.CO come Direttore Tecnico per la messa a punto di nuovi calcestruzzi e per l’assistenza tecnica in contestazioni legali. È autore di numerosi articoli e di alcuni libri sul calcestruzzo pubblicati in italiano, inglese e cinese. Nel 2009 a Siviglia (Spagna) ha ricevuto l’Award dall’American Concrete Institute per i suoi “notevoli contributi alla fondamentale conoscenza dei superfluidificanti ed al loro impiego nel calcestruzzo”. Dal 2021 Roberto Troli è Direttore Tecnologico della Betonrossi di Piacenza.
Il progettista delle costruzioni in calcestruzzo armato deve emanare le prescrizioni di capitolato per il produttore di calcestruzzo e per l’impresa che lo mette in opera, come anche deve inoltrare le istruzioni per i controlli al Direttore dei Lavori. Tali obblighi rispondono a quanto prescritto nelle Norme Tecniche delle Costruzioni (NTC) emanate con DM 17/01/2018 (1) e relativa Circolare esplicativa N.7 del 21/01/2019 (2).
In assenza di queste prescrizioni le costruzioni mostrano segni di degrado nel giro di qualche anno e possono perfino collassare nel giro di un decennio.
Il metodo per emettere le prescrizioni descritto nel seguito è semplice, rapido e sicuro.
Esso procede in accordo ad un programma automatico noto come E&Q (acronimo inglese di Easy&Quick): si tratta di rispondere ad una serie di domande al termine delle quali il programma elabora immediatamente le prescrizioni per il produttore di calcestruzzo e l’impresa, come anche le raccomandazioni per il Direttore Lavori.
Il metodo si basa sulla correlazione, secondo le vigenti Norme Europee, esistente tra il rapporto a/c e le prestazioni del calcestruzzo quali la Rck, la resistenza a compressione alle brevi stagionature (1-3-7 giorni), la resistenza meccanica a flessione e trazione, l’impermeabilità all’acqua, la durabilità. Per poter adottare questo metodo, e rispondere correttamente alle varie domande, occorre conoscere la Norma Europea sui cementi EN 197/1 (3), la classe di consistenza in termini di abbassamento al cono di Abrams, o più brevemente slump, indicata al prospetto 3 della EN 206 (4), le proprietà meccaniche ed in particolare la Rck, il degrado del calcestruzzo provocato dall’ambiente (classe di esposizione), la durabilità (almeno 50 o 100 anni) delle strutture nelle varie classi di esposizioni secondo la Norma Europea EN 206 e la EN 1992-1-1- Eurocodice 2 (5). Tutti questi argomenti sono trattati nella Settima Edizione del libro “Il Nuovo Calcestruzzo” (6). Relativamente al valore minimo di copriferro da prescrivere ai fini della durabilità, il programma prende come riferimento il (cmin,dur) riportato nella Tabelle 4.4N e 4.5N dell’Eurocodice 2 in funzione della classe di esposizione per una vita utile di 50 anni (classe della struttura S5). Nel caso di 100 anni di vita utile, sempre secondo quanto indicato nell’Eurocodice 2, verranno aggiunti 10 mm rispetto al valore prescritto per i 50 anni. Inoltre, secondo le indicazioni dell’Eurocodice 2, oltre a tale valore (cmin,dur) il progettista dovrebbe definire anche un valore aggiuntivo di sicurezza (Δcdev) scelto pari a 10 mm, 5 mm o 0 mm in base all’accuratezza della verifica dei sistemi di distanziatori che egli ipotizza possa essere adottata. Quindi, complessivamente, il copriferro nominale (cnom) che deve essere specificato sui disegni di progetto è definito come cnom = cmin,dur + Δcdev. Per opere di particolare rilevanza strategica il valore di Δcdev dovrebbe essere scelto eguale a 10 mm.
Per ogni correlazione esiste un rapporto (a/c)i ed il programma sceglie in automatico il valore più basso –(a/c)min– in modo che tutti requisiti prestazionale siano soddisfatti come è mostrato più avanti nelle Figure 27 e 48.
Il metodo si basa su una serie di videate in ciascuna della quali si pone una domanda alla quale occorre rispondere: per esempio, la struttura è armata o precompressa? Nell’esempio di seguito illustrato si esamina una costruzione intitolata ”Grattacielo di Roma” dove un grattacielo di 60 piani, costruito con un unico calcestruzzo in tutti i suoi piani, poggia su una fondazione incassata nel terreno.
A causa della risalita del pericoloso gas radon (Articolo 7) occorre inserire una barriera anti-radon tra la fondazione ed il pavimento del primo piano per evitare l’inquinamento radioattivo oltre i valori ritenuti pericolosi per la salute umana: 300 Bq/m3 o 200 Bq/m3 a seconda che le costruzioni siano erette rispettivamente prima o dopo il 31 dicembre 2024.
In particolare, il calcestruzzo per il grattacielo viene pompato con uno slump di 10-15 cm mentre per la fondazione si impiega un calcestruzzo superfluido con uno slump di 22-24 cm. Pertanto, sono stati elaborati i dati sui due diversi calcestruzzi, che si trovano di seguito nella Prima parte: fondazioni e nella Seconda parte: il Grattacielo. Al termine delle risposte alle varie videate il programma elabora in automatico le prescrizioni di capitolato per il produttore di calcestruzzo (§ 2.1 e § 3.1) e per l’impresa che lo deve mettere in opera (§ 2.2 e § 3.2) come anche le raccomandazioni per il Direttore dei Lavori (§2.3 e § 3.3).

Fig. 1 – Il nome dell’opera è Grattacielo di Roma

Fig. 2 – Il nome della struttura è Fondazione

Fig. 3 – La fondazione è Armata

Fig. 4 – Si adotta il cemento d’altoforno CEM III (per il basso calore di idratazione) perché la fondazione è un getto massivo

Fig. 5 – Il cemento da impiegare è di tipo III/B

Fig. 6 – La classe di resistenza del cemento è 32.5 R

Fig. 7 – I provini per la misura della resistenza meccanica sono cubici

Fig. 8 – La Rck è 40 N/mm2

Fig. 9 – Il controllo è di tipo B

Fig. 10 – Lo scarto quadratico medio è 4 N/mm2

Fig.11 – Non si conosce la classe di esposizione

Fig. 12 – La struttura è interrata

Fig. 13 – La struttura è completamente interrata

Fig.14 – La fondazione sarà a contatto con terreno solfatico

Fig. 15 – Il contenuto di solfato è compreso tra 0.2% e 0,3

Fig. 16 – Il terreno non è di natura acida

Fig. 17 – Il terreno è di natura argillosa

Fig.18 – La vita utile di servizio attesa è di almeno 100 anni

Fig. 19 – Si richiede un calcestruzzo impermeabile

Fig. 20 – Il grado di compattazione richiesto è 0,97

Fig. 21 – Non si richiede resistenza a flessione o a trazione

Fig. 22 – E’ richiesta una resistenza meccanica per lo scassero a 7 giorni

Fig. 23 – La temperatura presumibile nei primi 7 giorni sarà di 17-23°C

Fig. 24 – La resistenza meccanica a compressione richiesta a 7 giorni è 30 N/mm2

Fig. 25 – La classe di contenuto in cloruro è 0,20

Fig. 26 – La classe di consistenza del calcestruzzo corrisponde ad uno slump > 22 cm

Fig. 27 – Il diametro massimo dell’aggregato è 25 mm
Di seguito sono descritte le prescrizioni da inserire in capitolato per la Fondazione armata del Grattacielo di Roma con una durabilità di almeno 100 anni che riguardano il produttore di calcesruzzo e l’impresa che lo deve mettere in opera, come anche le raccomandazioni per il Direttore dei Lavori per il controllo della costruzione.
2.2 Prescrizioni per l’impresa
2.3 Raccomandazioni per il Direttore dei Lavori

Fig.28- il nome dell’opera è Il Grattacielo di Roma

Fig.29-Il nome della struttura è Il grattacielo

Fig. 30 – La struttura è armata

Fig. 31- Si impiega il cemento Portland CEM I

Fig. 32 – La classe di resistenza del cemento è 52.5 R

Fig. 33 – I provini sono cubici

Fig. 34 – La resistenza caratteristica del calcestruzzo è 55 N/mm2

Fig. 35- Il tipo di controllo di accettazione del calcestruzzo è B

Fig. 36 – Lo scarto quadratico medio è 4 N/mm2

Fig. 37- Non si conosce la classe di esposizione

Fig. 38 – La struttura è esterna fuori terra

Fig. 39 – La struttura non è protetta con rivestimenti impermeabili

Fig. 40- La struttura non è esposta a cicli di gelo-disgelo

Fig. 41- Si richiede una vita utile di servizio di 100 anni

Fig. 42- Si richiede un calcestruzzo impermeabile

Fig. 43- Si richiede un grado di compattazione di 0,97

Fig. 44- Non si richiede una resistenza a flessione o a trazione

Fig. 45 – Si richiede una resistenza meccanica allo scassero a 3 giorni

Fig. 46 – La temperatura presumibile durante i primi 3 giorni è 17-23 °C

Fig. 47-La resistenza meccanica a compressione richiesta allo scassero è di 35 N/mm2

Fig. 48- La classe di contenuto in cloruro è 0,20

Fig. 49-La classe di consistenza del calcestruzzo fresco è S3

Fig. 50-Il diametro massimo dell’aggregato è 25 mm
3 Prescrizioni da inserire in capitolato per il calcestruzzo del Grattacielo
Adottando lo stesso metodo impiegato per emanare le prescrizioni della fondazione si arriva alle prescrizioni per il Grattacielo comprendente pilastri, pavimenti e muri dei vari piani, con una durabilità di almeno 100 anni.
.
Il programma adottato per emanare le prescrizioni del progettista deve essere completato dalla inserzione di una barriera anti-radon se il pavimento del primo appartamento è in contatto con la fondazione. Occorre inserire una barriera anti-radon tra la fondazione e il pavimento del primo piano risvoltando il materiale anti-radon nei muri a contatto con il pavimento ed incollare questo materiale con un adesivo indicato dal produttore del materiale: entrambe le misure sono state adottate.
Il calcestruzzo deve raggiungere una resistenza a compressione di almeno 30 MPa per sopportare la sollecitazione derivante dal peso del piano soprastante. Ciò comporta che ogni piano sarà gettato su quello precedente dopo 3 giorni.
Le carote estratte dalle strutture per la determinazione della Rckis debbono essere trasformate in cilindri con un rapporto altezza/diametro eguale a 1 per essere comparate con i provini cubici.
Nel caso del getto del calcestruzzo del primo piano è necessario che avvenga dopo 7 giorni dal getto della fondazione quando questa ha raggiunto una resistenza a compressione di 30 MPa.
Le principali differenze tra le prescrizioni per la fondazione e quelle per il grattacielo sono:
Mario Collepardi si è laureato in Chimica Industriale con il massimo dei voti nell’Università La Sapienza di Roma. Nel 2007 ad Atlanta (USA) è stato nominato Honorary Member of the American Concrete Institute. Nel 2017 a Bergamo è stato nominato Socio Onorario dell’AICAP. Dal 1969 al 2004 ha insegnato Scienza e Tecnologia dei Materiali nelle Facoltà di Ingegneria delle Università di Cagliari, di Roma La Sapienza, di Ancona oltre che al Politecnico di Milano. È autore di oltre pubblicazioni e di una decina di libri sul calcestruzzo pubblicati in italiano, inglese, cinese e ceco. Nel 1997 a Roma il Consiglio delle Ricerche del Canada e l’American Concrete Institute hanno organizzato in suo onore il “MARIO COLLEPARDI SYMPOSIUM”.
Silvia Collepardi si è laureata a Padova in Ingegneria Civile ed è Amministratore della EN.CO di Villorba (TV) dove è anche direttrice del Laboratorio Ufficiale per le prove sui materiali da Costruzione. È autrice di numerosi articoli e di alcuni libri sul calcestruzzo pubblicati in italiano, inglese e cinese. Nel 2015 ad Ottawa (Canada) Silvia Collepardi ha ricevuto l’Award dall’American Concrete Institute per i “significativi e costanti contributi nella vasta area della tecnologia del calcestruzzo e per la certificazione dei materiali per il loro impiego nel calcestruzzo”.
Roberto Troli si è laureato ad Ancona in Ingegneria Civile con il massimo dei voti e lode. Roberto Troli ha lavorato nella EN.CO come Direttore Tecnico per la messa a punto di nuovi calcestruzzi e per l’assistenza tecnica in contestazioni legali. È autore di numerosi articoli e di alcuni libri sul calcestruzzo pubblicati in italiano, inglese e cinese. Nel 2009 a Siviglia (Sagna) ha ricevuto l’Award dall’American Concrete Institute per i suoi “notevoli contributi alla fondamentale conoscenza dei superfluidificanti ed al loro impiego nel calcestruzzo”. Dal 2021 Roberto Troli è Direttore Tecnologico della Betonrossi di Piacenza.
I materiali FRP (pronuncia ef-ar-pi), acronimo di Fiber Reinforced Polymer, cioè “materiali polimerici fibrorinforzati”, costituiscono l’ultima frontiera nel settore del restauro e dell’adeguamento statico degli edifici civili e delle opere infrastrutturali.
Gli FRP appartengono alla vasta famiglia dei “compositi strutturali”, ossia, di quei materiali (fra cui anche il cemento armato) costituiti da due o più fasi di cui almeno una – il rinforzo – è presente in forma discontinua ed è caratterizzata da elevate prestazioni meccaniche, mentre l’altra – la matrice – è identificabile come un elemento continuo e, di solito, risulta meccanicamente più debole.
Nel video, il professor Mario Collepardi affronta questo tema in dettaglio.
Vi ricordiamo che le precedenti presentazioni sull’argomento “Tecnologia del calcestruzzo” sono disponibili nella sezione Formazione calcestruzzi speciali, che si trova nel reparto Libri e Formazione.
Si parla di restauro delle opere in calcestruzzo con prodotti polimerici in questa nuova presentazione dei “Calcestruzzi speciali per il restauro”.
Questi i temi che andremo a sviluppare:
Vi ricordiamo che le precedenti presentazioni sull’argomento “Tecnologia del calcestruzzo” sono disponibili nella sezione Formazione calcestruzzi speciali, che si trova nel reparto Libri e Formazione.
Oggi, con la presentazione n° 11, saranno messi a confronto il restauro con cemento e polimero e verranno date interessanti indicazioni sulla scelta dei materiali e sulla tecnica esecutiva.
Inoltre, ci sarà dato modo di apprendere importanti nozioni sul restauro per colatura e per spruzzo delle malte cementizie premiscelate.
Vi ricordiamo che le precedenti presentazioni sull’argomento “Tecnologia del calcestruzzo” sono disponibili nella sezione Formazione calcestruzzi speciali, che si trova nel reparto Libri e Formazione.
Oggi, con la presentazione n° 10, parleremo dei calcestruzzi speciali per il restauro. I calcestruzzi che andremo a trattare sono i seguenti:
Vi ricordiamo che le precedenti presentazioni sull’argomento “Tecnologia del calcestruzzo” sono disponibili nella sezione Formazione calcestruzzi speciali, che si trova nel reparto Libri e Formazione.
I materiali cementizi impiegati per il restauro sono di due tipi:
In questa nona presentazione sulla “Diagnosi del degrado nelle strutture in calcestruzzo” è questo il tema che affrontiamo con il professor Collepardi. Buona visione!
Vi ricordiamo che le precedenti presentazioni sull’argomento “Tecnologia del calcestruzzo” sono disponibili nella sezione Formazione calcestruzzi speciali, che si trova nel reparto Libri e Formazione.
Con questo video entriamo nel vivo del tema di questa serie di presentazioni. Gli argomenti che analizzeremo sono:
Le precedenti presentazioni sull’argomento “Tecnologia del calcestruzzo” sono disponibili nella sezione Formazione calcestruzzi speciali, che si trova nel reparto Libri e Formazione.
Nella presentazione di oggi affrontiamo il tema delle cause fisiche, meccaniche e biologiche nel degrado del calcestruzzo.
Tra le cause del degrado fisico troviamo le variazioni termiche e igrometriche, tra quelle di degrado meccanico l’abrasione, l’erosione e gli urti e infine tra le cause di degrado biologico le deturpazioni per alghe e funghi.
Ricordiamo che le precedenti presentazioni sull’argomento “Tecnologia del calcestruzzo” sono disponibili nella sezione Formazione calcestruzzi speciali, che si trova nel reparto Libri e Formazione.
Per degrado si intende il deterioramento dei materiali, delle strutture o l’assenza di attività manutentive.
Il degrado chimico, che analizziamo oggi, è dovuto generalmente alla presenza di acqua di condensa o piovana, che a causa dell’inquinamento è ricca di sali e di anidride carbonica (CO2). La CO2 disciolta nell’acqua determina una variazione del pH della pioggia, la quale ha un’azione più aggressiva sui materiali da costruzione.
In particolare i prodotti chimici aggressivi che analizzeremo sono:
Vi ricordiamo che le precedenti presentazioni sull’argomento “Tecnologia del calcestruzzo” sono disponibili nella sezione Formazione calcestruzzi speciali, che si trova nel reparto Libri e Formazione.